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venerdì 5 giugno 2009

Un figlio dal marito in coma?

Una donna di Vigevano (PV), di 32 anni, vuole un figlio dal marito trentacinquenne, da un mese entrato in coma. Si è dunque rivolta al Policnico di Pavia, al fine di prelevare il suo sperma. Il nosocomio ha dato il suo ok: scontato, perché la legge vieta tale prelievo solo a morte avvenuta. Ciò nonostante le gerarchie ecclesiastiche hanno già protestato. Per mons. Rino Fisichella, “non ogni desiderio è legittimo. Un figlio deve essere un atto d’amore, non un esperimento di laboratorio”. Secondo mons. Elio Sgreccia, già presidente della Pontificia Accademia per la vita, “la morale cattolica insegna che la procreazione deve essere fatta solo attraverso un atto d’amore tra un uomo e una donna”: la moglie, a dire di Sgreccia, avrebbe per di più “offeso la dignità del marito”, perché mancherebbe il suo consenso.

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